16 Feb 2017 / 15:02

Il caso dell'olio di palma. Non fa male, ma le aziende lo evitano

Si sono tenuti in questi giorni due convegni dedicati all'olio di palma. Uno a Napoli, all'Università di Napoli Federico II, l'altro a Roma presso l’Auletta dei Gruppi (Camera dei Deputati). Il primo ha scagionato il grasso vegetale, il secondo ha dimostrato che le aziende convertite al “senza olio di palma” hanno incrementato le vendite.

Il caso dell'olio di palma. Non fa male, ma le aziende lo evitano

Si sono tenuti in questi giorni due convegni dedicati all'olio di palma. Uno a Napoli, all'Università di Napoli Federico II, l'altro a Roma presso l’Auletta dei Gruppi (Camera dei Deputati). Il primo ha scagionato il grasso vegetale, il secondo ha dimostrato che le aziende convertite al “senza olio di palma” hanno incrementato le vendite.

Olio di palma. Non fa male se lavorato con adeguati controlli tecnologici

L'olio di palma non fa male e le possibilità di lavorarlo senza rischi esistono e vengono utilizzate dalle migliori industrie alimentari. È quello che è emerso nel convegno-processo tenuto a Napoli al Dipartimento di Farmacia dell'Università Federico II. E che noi vi abbiamo anticipato in un articolo del 28 novembre. Ai lavori hanno partecipato, tra gli altri, Marco Silano dell'Istituto Superiore di Sanità, Gabriele Riccardi del Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia dell'Università di Napoli Federico II, Ettore Novellino, Direttore del Dipartimento di Farmacia dell'Università di Napoli Federico II, e Alberto Ritieni sempre del Dipartimento di Farmacia. Durante il convegno si è cercato di far chiarezza scientifica circa le proprietà nutrizionali del grasso vegetale, per andare oltre gli allarmismi mediatici che da anni lo mettono sotto accusa. Si è infatti spiegato come le ricerche, finora, abbiano dimostrato che l'olio di palma non fa male se lavorato con adeguati controlli tecnologici e rimanendo al di sotto dei 200° C. Che è la temperatura oltre la quale si formano i seguenti composti: glicidil esteri degli acidi grassi (GE), 3-monocloropropandiolo (3-MCPD), e 2-monocloropropandiolo (2-MCPD) e relativi esteri degli acidi grassi. Tutti contaminanti da processo a base di glicerolo (presenti nell’olio di palma, ma anche in altri oli vegetali, nelle margarine e in alcuni prodotti alimentari trasformati) che suscitano potenziali problemi di salute per il consumatore medio di tali alimenti. Altra questione riguarda il profilo lipidico dell'incriminato olio: i relatori del convegno hanno sottolineato come, nella dieta giornaliera di un adulto, i grassi saturi assimilati da prodotti che potenzialmente lo contengono siano pochissimi rispetto a quelli assunti con altri cibi, quali carni e formaggi. Quindi è un grasso sostanzialmente da non incriminare.

Olio di palma. Criticità e alternative

Mentre a Napoli si dimostrava che l'olio di palma non debba essere demonizzato, alla Camera dei Deputati si è tenuto il convegno “Olio di palma: criticità e alternative”. Un incontro, voluto dal Movimento 5 Stelle, per fare chiarezza sulle problematiche ambientali e sanitarie del grasso vegetale e sulle possibili soluzioni. Durante il convegno si è parlato del problema ambientale, dato che in poche decine di anni la produzione di olio di palma ha portato interi paesi alla deforestazione. E dei dubbi sul versante sanitario: l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) raccomanda un consumo giornaliero di grassi saturi pari al 10% delle calorie totali, un limite (forse) incompatibile con la quantità di prodotti contenenti olio di palma in commercio, che quotidianamente vengono ingurgitati. La conclusione dell'incontro romano è univoca: continuare per la strada dell'olio di palma rappresenta, oggi, una scelta anacronistica e controproducente. Anche dal punto di vista economico.

Meno olio di palma e più vendite: il caso Di Leo

Molte aziende infatti, per rispondere alle esigenze di sostenibilità e salubrità e andare incontro all’attenzione sempre maggiore dei consumatori su questo tema, hanno scelto di eliminare l’olio di palma dai propri prodotti, dimostrando che le soluzioni esistono, sono attuabili in tempi ragionevoli e sono economicamente vincenti. Al convegno sono intervenuti Renata Pascarelli, Direttore di Qualità CoopGiuliana Ragusa, Responsabile Relazioni Istituzionali Ufficio Presidenza di Alce Nero e Pietro Di Leo, amministratore unico di Di Leo Biscotti, biscottificio nato nel 1860 ad Altamura con stabilimento produttivo a Matera, che ha deciso, già nel 2014, di eliminare l'olio di palma da tutti i propri prodotti. Di Leo è andato oltre: si è reso portavoce e sostenitore di “All'orango io ci tengo”, un progetto di salvaguardia dell'ecosistema di Sumatra (la zona più colpita dalla deforestazione) e dell'orangutan insieme ad alcune associazioni volontarie LINK. L'iniziativa prevede di donare (dal 1 ottobre 2016 al 1 ottobre 2017) l'1% del ricavato dalla vendita della linea di biscotti Fattincasa alla salvaguardia degli orango di Sumatra. Come stanno andando le vendite? Di Leo ha dichiarato che “la scelta di eliminare l’olio di palma dai prodotti e di utilizzare sempre più ingredienti della tradizione, materie prime genuine e a chilometro zero ci sta premiando oltre ogni più ottimistica previsione. Oggi siamo il quarto brand nel Mezzogiorno e il secondo in Puglia e Basilicata con una quota sempre crescente di fatturato che proviene dalla vendita di prodotti attenti alle istanze nutrizionali dei nostri consumatori e al rispetto dell’ambiente; questo ci fa capire che stiamo andando nella direzione giusta”. I numeri parlano chiaro: la crescita delle vendite registrata tra il 2014 e il 2016 della linea di biscotti senza olio di palma Fattincasa è del 156%. E solo nel 2016, le vendite totali sono cresciute del 26% con un fatturato che ha sfiorato i 19 milioni di euro.

 

a cura di Annalisa Zordan

 

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