20 Mar 2017 / 13:03

Pasqua in Spagna: sopa de ajo, torrijas, monas

La Pasqua è una festa molto sentita in Spagna. Come in tutti i paesi di tradizione cristiana, il cibo è un modo per esprimere sentimenti come passione, pentimento, spiritualità e comunione con il proprio credo e spesso diventano anche offerte da donare ai santi in processione. Vi raccontiamo tre fra le più sentite cerimonie spagnole della Semana Santa, con i piatti tipici ad esse legati.

Torrijas, Spagna

La Pasqua è una festa molto sentita in Spagna. Come in tutti i paesi di tradizione cristiana, il cibo è un modo per esprimere sentimenti come passione, pentimento, spiritualità e comunione con il proprio credo e spesso diventano anche offerte da donare ai santi in processione. Vi raccontiamo tre fra le più sentite cerimonie spagnole della Semana Santa, con i piatti tipici ad esse legati.

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La Pasqua in Spagna

Una festa che rimanda alla rinascita e alla condivisione dopo un periodo di purificazione. È la Pasqua, una ricorrenza dal significato simbolico complesso, celebrata nelle comunità cristiane di tutto il mondo. In Spagna è tutto il periodo dellaSemana Santa ad essere importante: dalla Domenica delle Palme a quella successiva, la Resurrezione, in ogni zona del Paese si mostra il proprio fervore in cerimonie locali tanto suggestive quanto partecipate. Dato il divieto di mangiare carni durante questo periodo, pesce e dolci sono i protagonisti indiscussi della tavola, ma non è raro trovare anche preparazioni come zuppe e minestre.

 

La Pasqua al nord: la passione di Zamora

La prima cosa che si nota se si partecipa alla Semana Santa di Zamora è il contrasto fra il silenzio e il raccoglimento delle processioni notturne e l’allegria delle colorate processioni diurne. Zamora è una cittadina di 65 mila abitanti nella regione di Castilla e Leòn che custodisce tradizioni antiche: la sua Semana Santa, animata da alcune fra le confraternite più antiche d’Europa, è stata dichiarata di Interesse Turistico Internazionale insieme a quella di Siviglia. I festeggiamenti vedono quasi ogni giorno una diversa processione per le vie della città: quella del Cristo delle Ingiurie il mercoledì, la confraternita di Cristo Giacente sfila la notte di giovedì - trasportando uno straordinario Cristo del XVII secolo e cantando ilMiserere dopo la mezzanotte - mentre durante la giornata sfila anche la confraternita della Vera Croce. La celebrazione più suggestiva, però, è quella delle 5 del mattino di venerdì, quando c’è la processione della congregazione di Gesù Nazareno: i momenti clou sono l’uscita dell’effige del Cammino del Calvario e la riverenza fatta dalle portantine processionali (chiamate pasos) presso il viale delle Tre Croci, dove c’è la statua della Madonna de la Soledad.

 

Almendras garrapiadas, mandorle caramellateAlmendras garrapiñadas di Zamora

 

Le ricette: almendras garrapiñadas e sopa de ajo

Ed è proprio durante la pausa che la processione effettua presso le Tre Croci che vengono serviti i piatti più caratteristici di questa festa: lealmendras garrapiñadas, mandorle candite, e lasopa de ajo, zuppa d'aglio, che si gustano la mattina del venerdì. Una sorta di “colazione rinforzata” che serve a rinfrancare spirito e corpo dei portatori.

La parte dolce della colazione è affidata alle mandorle caramellate, che le donne distribuiscono a tutti i partecipanti: una preparazione diffusa un po’ in tutta la regione, fatta semplicemente con mandorle locali, acqua e zucchero.

 

sopa de ajosopa de ajo di Zamora

 

La ricetta della zuppa di aglio è molto antica e prevede pochi semplici ingredienti: acqua “arricchita” (con una parte di brodo o con l’aggiunta di ossa di manzo), pane duro, paprica, alloro, aglio e olio d'oliva. Secondo i cuochi zamorani il segreto è non farla arrivare mai all’ebollizione, ma cuocerla molto lentamente, almeno per un paio d’ore (ma sarebbe meglio 5 o 6) Prima di servire il piatto si buttano delle uova nel brodo e si fanno stracciare: la zuppa va servita molto calda, di solito in una pentola d'argilla.

 

La Semana Santa in Andalusia: le celebrazioni di Siviglia

Ci spostiamo nel profondo sud spagnolo per un’altra celebrazione di Interesse Turistico Internazionale, la Semana Santa di Siviglia, in Andalusia. Una tradizione che risale al medioevo e che era quasi scomparsa nel corso del XVIII secolo. Fu Luisa Ferdinanda di Borbone (1832-1897), sorella della regina Isabella II di Spagna, a stimolarne la rinascita, favorendo il formarsi di nuove fratellanze oltre a quelle storiche. Ai giorni nostri sono 57, infatti, le confraternite che portano in processione immagini della Passione di Cristo per l’intera settimana, accompagnati dagli abitanti della città che indossano il tradizionale abito di Nazareno e il capirote, un caratteristico copricapo a punta.

Le celebrazioni per le vie della città sono fatte da movimenti complessi: durante le processioni c’è un sistema di norme ben preciso che i fratelli sono obbligati a seguire per evitare incidenti, scandito da obblighi come “chiedere il consenso d’accesso” (pedir la venia) quando uno spezzone si inserisce nel corteo, o seguire il Cabildo de toma de horas, un elenco di regole che descrive i movimenti di ogni confraternita.

 

Le ricette: torrijas e garbanzos

Un paio di settimane prima della Pasqua a Siviglia fanno capolino le prime torrijas sui banchi dei mercati o nelle vetrine delle pasticcerie. In realtà il dolce, dalle origini molto antiche, è diffuso un po’ in tutta la Spagna, ma a Siviglia diventa quasi un’ossessione: una pietanza onnipresente durante la pasqua andalusa, immancabile sulle tavole della domenica. La ricetta è molto semplice: fette di pane ammollato nel latte con l'aggiunta un po’ di cannella, poi passate nell’uovo sbattuto e fritte. Dopo la cottura si passano in un mix di zucchero e cannella, oppure si cospargono di uno sciroppo fatto con miele e acqua.

 

torrijas andaluse

Per quanto riguarda i piatti salati è la sopa de garbanzos con espinacas la ricetta più tipica: un’eredità lasciata dai Mori che invasero la Spagna, popolando l’Andalusia per ben 800 anni. È una zuppa fatta con ceci e spinaci, cotta a lungo con aglio, aceto, cumino, origano e peperoncino e consumata insieme a fette di pane raffermo. Questo piatto si mangia durante tutta la Semana Santa, ma ormai è diventato così celebre che non è per nulla raro vederlo in periodi diversi dell’anno, spesso trasformato in tapa.

 

La Pasqua marinara di Valencia

Una festa che si inserisce nella vita marittima di Valencia e di tutta la Comunidad, non a caso chiamata Semana Santa marinera. Processioni e riti si celebrano tutti sul mare, o sfilando per le vie dei quartieri dei pescatori: Grao, Cabañal e Cañamelar.

Le origini delle celebrazioni risalgono al XV secolo, quando nacque la Confraternita dei disciplinati: si dice che a questa confraternita appartenesse anche San Vicente Ferrer, patrono della Comunità Valenciana. Le varie processioni della Semana Santa sono fatte non solo da fratellanze ma anche da corporazioni militari come i pretorianos, i sayones e i granaderos, che sfilano in uniforme. Sono diversi i cortei di fedeli che si svolgono in queste vie durante la semana, ma il culmine si raggiunge con la tamborada, la “visita ai santi monumenti”, che inizia il giovedì e si conclude il venerdì mattina: un frastuono di tamburi e canti molto suggestivo, la cui testa riesce anche a varcare anche la soglia di case private che custodiscono le effigi dei santi.

 

La ricetta: monas de Pascua

Una ricetta tipica della Pascua marinera, diffusa anche in Catalogna, ma originaria di Denia, Comunità valenziana. Il termine deriva dall’arabo e significa “regalo di Pasqua”: era per l’appunto il dono che ricevevano i fedeli durante il giorno della Resurrezione, dopo la lunga astinenza della Quaresima. È una sorta di ciambella su cui capeggia un uovo sodo, anche questo alimento proibito durante i giorni della penitenza: nelle versioni più moderne la monas è diventata una torta. Una preparazione che ricorda molto alcuni dolci pasquali del Sud Italia, come ad esempio i cuddhuraci calabresi.

 

monas de Pascua, Valencia

L'impasto è molto simile a quello di un pan di Spagna e si prepara con farina 00 e manitoba, burro, zucchero, uova, lievito e latte, a cui vanno aggiunti aromi come la cannella, scorza di limone e arancia, sambuca e a volte anche miele. Una volta creata la massa al centro viene messo un uovo sodo. Dopo la cottura il dolce sarà spennellato di glassa e fatto raffreddare bene prima di servirlo. A Valencia e Denia, per tutta la settimana le monas vengono scambiate fra amici e parenti come segno di affetto: è tradizione mangiarle come dessert dopo il pasto della Domenica di Pasqua.

 

 

a cura di Francesca Fiore

 

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